La genetica non é tutto.

L’indecisione più totale nel conservare un comportamento o nell’affrontarlo per modificarlo?
Rendersi conto che c’è qualcosa di inconscio nel tuo modo di agire che ti causa un malessere generale, ma l’abitudine di porta a confondere e non riuscire ad identificare nulla.
Poi ti arriva la cosiddetta “mazzata”, ti ritrovi costretto a prendere in mano quella parte della tua persona che forse avevi tralasciato. Un po’ come quando studi per un esame, saltando le parti che ritieni meno interessanti e quelle che consideri molto improbabile che ti vengano richieste; ti presenti e non passi l’esame.
Allora ti ritrovi con il dover riprendere in mano tutto il libro e non studiare più in maniera superficiale, ma di approfondire il tutto con pazienza e tempo.
E’ risaputo che le ultime due cose in questione non sono mai state il mio forte, il che peggiora la situazione.
Però, quello presumo sia il meno.

Temo fortemente di avere la paura di assomigliare a mio padre sotto l’aspetto dell’inaffidabilità.
Mio padre non è una cattiva persona, affatto; ha solo procrastinato il suo esame di coscienza all’infinito ed è arrivato tardi ed ora non può più dare l’esame. Non saprà mai, se sarebbe riuscito a passarlo o meno.
Sarà perennemente un fuori corso.
Da piccola tendevo a fare mio ogni problema che assillasse i miei familiare ed amici, era come se fossi una loro seconda pelle.
L’anoressia mi ha fatto scoprire l’egoismo e la strafottenza. Ho scoperto cosa significhi essere incentrati su se stessi. Ho compreso cosa significhi ricevere senza dare. Ogni pensiero ed azione era giustificabile e diretta conseguenza della malattia.
Devo essere onesta, mi piaceva.
Sono particolarmente estremista in tutto, osservo poco le sfumature.
Il passare dal dare mille e ricevere un decimo di quello davo, al dare zero e ricevere in cambio mille; mi aveva letteralmente mandato in confusione.
Pensavo che liberarmi da tutto quello che consideravo rientrare nel cerchio delle aspettative, mi facesse sentire più libera e meno pesante.
In realtà, sono finita per sentirmi più vuota e meno libera.
Ho sbagliato quando ho continuato a pretendere da Carlo, dopo anni di vicinanza, che mi continuasse a dare sempre lo stesso come se fossi perennemente ammalata.
Ho sbagliato quando lui mi ha chiesto “ho bisogno di un po’ di tempo, aspettami”; andando via in nome dell’amor proprio.
Ho sbagliato quando ho preso una fottuta paura che mia sorella Roberta soffrisse.
Dopo averla vista scendere in sala operatoria per togliere quella patata di tumore al seno; ho cercato di restare in un angolo; come al solito non riesco a comunicare le mie emozioni. Così, non le ho mai detto che se ero sparita per due settimane non era perché avevo da fare; semplicemente ho temuto di non essere in grado di sostenerla come lei aveva fatto con me e di vederla soffrire sentendomi impotente.
Ho sbagliato e sbaglio ancora, nell’aver ripreso in mano i rapporti di amicizia: dare e dopo due giorni non rispondere al telefono. Credendo che questa intermittenza faccia capire che “sono tornata, ma non aspettatevi nient’altro da me”.
Attualmente, mi sto comportando nello stesso modo con mia zia salita a Conegliano da Napoli. E’ in metastasi. Ho visto cancellare con un colpo di spugna il ricordo che avevo di lei di Donna iperattiva e dedita agli altri. Era sempre stata al servizio degli altri, alternando i ruoli di professoressa a zia, figlia, amica.
E’ poco distante da casa mia, ma faccio fatica ad andare. Mi sono spaventata tanto nel vederla arrivare con due occhi gonfi e spenti, privi di voglia e tenacia, faticando a stare in piedi per più di cinque minuti.

“Guarire è firmare un armistizio con i propri sensi di colpa”, è la sacrosanta verità.
Io mi sento in colpa nei confronti degli altri.
La speranza di smettere di credere che o dai mille o non puoi dare nulla,  di scappare dove il gioco richiede pazienza e tempo, di sottovalutarmi, di eliminare il senso di inadeguatezza che sento verso le responsabilità: è la mia sfida personale.
Quando darò tutto quello che ho da dare senza remore, quando mi libererò dell’idea che la genetica non mente e qualcosa di simile a mio padre ce l’ho, ma il carattere lo forma l’esperienza che decidi di fare e non chi è tuo padre o tua madre…
Quando la smetterò di reprimere sentimenti in nome della paura.

Allora potrò dirmi realmente libera.
E potrò realmente dire addio alla malattia.

Intanto, cerco di dare il massimo a Matisse. E a coloro che mi domandano perché è così fondamentale? È il mio primo essere vivente del quale riesco a prendermi cura dall’anoressia… e voi non potete immaginare quanto mi sia mancata quella sensazione di sentirsi indispensabili.

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Non definirti.

Non credo molto alle frasi “vivi ogni giorno come fosse l’ultimo”.
Credo sia molto difficile, se non praticamente impossibile, arrivare a godere ogni minuto della propria esistenza. Sfido chiunque a non aver avuto giorni nei quali ha preferito poltrire sul divano, altri in cui ce l’aveva con il mondo intero, altri ancora nei quali sembrava che questo tanto decantato karma non esistesse e fosse solo un racconto per acquietare gli animi, altri in cui non ci si è comportati esattamente come si era prefissato di fare.

Io credo sia molto più appropriato dire “vivi come meglio puoi, nonostante le circostanze e gli avvenimenti”. Trovo molto più consapevole prendere in considerazione che la vita non andrà liscia come te la immagini da bambino; ci saranno difficoltà ed avvenimenti che ti taglieranno le gambe, altri che ti faranno soffrire molto, altri ancora che saranno solo ostacoli da evitare e non ti farai per nulla male, altri passeggeri ed altri più complicati da mandare via.
Considero molto più umano prendere in considerazione che sarà difficile che ogni giorno tu dia il 100 per cento, perché sarai a contatto con gli altri e le relazioni non dipendono esclusivamente da te stesso; incrociando pensieri e azioni di due persone talvolta andrai in contrasto perché avrete modi di comunicare e di agire differenti. Almeno che non voglia vivere isolata, son scelte; ma dubito fortemente sia un tuo desiderio con la voglia di condividere che hai!!

Dunque, scrivo per te. La ragazza del “Perdonami ancora se scrivo a te… Mi piace pensare che alcune risposte tu le abbia trovate prima di me”.
Scrivo a te perché la voglia che percepisco tra le tue parole nell’arrivare a conoscere le risposte, me la ricordo molto bene. Era la stessa voglia che mi portava a googolare ogni giorno “esperienza con l’anoressia/binge eating” o “testimonianze disturbi alimentari”. La stessa che mi portava a tuffarmi a capofitto nella lettura di Michela Marzano facendo orecchie ogni tre pagine sui concetti che consideravo importanti per la mia futura riflessione.
La stessa voglia che mi portava a stampare interi pdf su ricerche mediche , Hilde Bruch era diventata la mia mentore con la sua Gabbia D’oro.

La mia risposta sai qual è? Non c’è. Mi sono impegnata tanto nel ricercarla nel mondo esterno che mi sono persa di vista. E sai che c’è? Non te le darà nessuno le risposte che cerchi incessantemente.
L’unica cosa che ti posso garantire che ti aiuterà moltissimo è quella di intraprendere il cammino del “se non riesco ad avere fiducia nell’amore esterno in quanto non dipende direttamente ed unicamente da me, posso provare ad averne in quello che riesco a darne io”.

Per quanto riguarda l’incertezza che ti tormenta quando sarai guarita se avrai progetti, passioni e quant’altro.
Io non ti posso rispondere, non sono ancora completamente guarita…
Ti posso dire solo una cosa che ho capito e sto cercando di insidiare come certezza nella mia testa.
Non definirti mai!!
Le domande stupide di “cosa vuoi fare da grande?”Io voglio fare Giulia.
Nient’altro. Le passioni, il lavoro, gli studi, gli amori verranno solo in base a chi deciderai di scegliere di essere.
A volte, ti confesso, prendo paura da chi voglio essere e mi rifugio nel cibo.
Lentamente mi sto allontanando e prendendo coscienza che alcuni lati del carattere sono miei e non li posso rifiutare, altri li posso addolcire, altri li devo ancora scoprire.
L’unica cosa che devi fare è la pace con te stessa.
Non definirti e non lasciare che gli altri lo facciano al posto tuo. Dai un calcio e allontana più che puoi tutte le aspettative che gli altri ti mettono addosso.

Trasforma la malattia in possibilità, ne hai il potere. Tenta, non restare immobile. Sbaglierai, ne sono certa; sbaglio anch’io ancora oggi, ma andrai sempre meglio.
Io oggi non ne sono ancora fuori; ma sai che c’è? Non pagherai nemmeno un centesimo per tornare indietro. I sensi di colpa se ne stanno andando e con quelli anche la Giulia che non voglio faccia parte di me.
Ciao I; ti abbraccio.

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Una tisana al finocchio e giù.

Eccomi qui, ci aiutiamo a vicenda senza saperlo e volerlo. E’ l’aiuto più bello che possa crearsi. Nessuna delle due parti richiede nulla in cambio. Prende e se può, dà… spontaneamente.
Le aspettative sono una costante della malattia.
Io mi sono ammalata per una sfilza di motivi differenti, è stato un insieme di fattori che incatenati tra di loro hanno fatto esplodere la bomba: la mancanza della figura paterna e la non accettazione che quello fosse veramente mio Padre; il cordone ombelicale che avvolgeva me, mia madre e le mie sorelle a volte stringendo troppo; la mia perenne insicurezza e la convinzione di non essere degna di questa vita e la relazione sentimentale che mi aveva causato non poca instabilità essendo due persone complicate da incastrare.
Non ho risolto nulla con la malattia. Perlomeno non mi ha aiutato a far combaciare le tanto desiderate e onnipresenti aspettative.
L’ho tirata avanti per cinque anni. Non l’ho mica vinta, sapete?
Mio padre è rimasto lo stesso, mi aveva dato una parvenza di miglioramento, ma la sua natura non è modificabile a sessanta e passa anni. Oggi mi destreggio meglio nelle nostre conversazioni. Solitamente funzionano che quando io dico la mia idea sul da farsi o la mia opinione, lui ne ha sempre un’altra che è migliore della mia o esprime un dissenso accompagnato da un “ se aspetti ci penso io “; ora non do più per assodato che corrisponda a realtà e verità, annuisco semplicemente… se sarà in grado di aiutarmi, ben venga; intanto calcolo sulle mie reali possibilità.
Non vi nego che la speranza è l’ultima a morire, ma almeno proseguo serena per la mia strada. Il resto sarà un piacevole surplus, semmai qualcosa si modificherà.
Per quanto riguarda il mio cordone ombelicale, cerco di rispettare gli spazi delle mie Donne. Cerco di non gravare su di loro aumentando il livello di preoccupazione e difficoltà che la Sfiga della famiglia Pezzullo-Vernier contraddistingue. Faccio ancora molta fatica ad esprimermi liberamente dalla paura di ferire o dire qualcosa di sbagliato. Amen, le amo moltissimo, posso solo smussare il linguaggio.
Tasto dolentissimo: la mia insicurezza e sensazione di inadeguatezza. Ho fatto passi da gigante nel rispettarmi. Cerco di togliermi dalle situazioni che non mi fanno stare bene, sto perfezionando i lati del mio carattere, sto lentamente accettando la mia natura. Credevo di essere portata per uno stile di vita completamente differente; poi ho fatto i conti con la realtà e ho dovuto per forza di cose trovare un compromesso. Qualche volta fantastico ancora un po’, ma diamine quello è gratis e me lo concedo ogni tanto. Ridimensionare le proprie aspettative e chiudere il cassetto degli errori come passaggi di vita e non come fallimenti, credo sia una delle parti più dolorose e complicate da fare. Ancora oggi di ogni errore inizialmente ne faccio un melodramma; poi, fortunatamente chiamo a rapporto la mia dose massiccia di razionalità, e amplio il mio punto di vista prendendo in considerazione ciò che prima non riuscivo a vedere.
La relazione sentimentale è stata un faticoso strascico per entrambi. Non vi nego che ora ne sto soffrendo molto, era un punto di riferimento fondamentale ed importante. Piano piano sto cercando di accettare e fare mio il pensiero romantico, se così si può dire, che ci siamo incontrati per un motivo. Il nostro destino era quello di aiutarci a far venir fuori quelle parti nascoste della nostra persona per proseguire il nostro percorso con maggiore consapevolezza. Non è poco come risultato da una relazione.
Qualche volta cado in momenti nel quale il tempo si ferma ed io cerco di peggiorare la situazione ascoltando i Sigur Ros; ma credo faccia parte del mio processo di elaborazione. Quindi, amen, me la sto mettendo via che non sarà semplice. Resterò comunque con il sorriso ripensando alle complicate capriole che siamo riusciti a fare insieme.
Sono cambiate tante cose, molte amicizie non sono più le stesse e a volte le guardo con nostalgia.
Il cambiamento non è mai stato un aspetto ben accetto dalla mia persona.
Fosse per me, tutto resterebbe immacolato ed intoccabile. Crescendo, però, inizi a vedere le cose con maggior apertura mentale e forse maturità. Accetti il fatto che le persone sono cambiate mentre tu cercavi di restare immobile per non crescere e cerchi di far il maggior spazio possibile per il sentimento migliore che si possa provare; ovvero essere Felice per la strada che hanno intrapreso, pur essendo consapevole che ti porterà ad allontanarti.
Altri, invece, non hanno niente a che vedere con la fisicità della vicinanza. Sono cambiati e basta. Non hai molto da spiegarti. Vi siete stati accanto per parte della vostra vita, ed ora siete due pezzi di puzzle completamenti differenti che non si incastreranno mai per formare qualcosa insieme.
Le mie aspettative di vita sono ancora mutevoli, ma cerco di dare la colpa al fatto di essere nata sotto il segno del Cancro ed essere per forza di cose mutevole e lunatica.
Mi tolgo qualche peso così.
So che cambierò idea, ma è un bene. Cerco di tenere saldo dentro di me le parti essenziali che voglio custodire. Il resto può mutare per un sacco di motivi differenti.

Tutto questo non è stato immediato. E’ stato un concatenarsi di piccoli passi e altrettanti indietro che non pensiate.
Tempo fa scaricavo ancora l’applicazione MyFitness Pal dicendomi dai mi rimetto a dieta. Tempo di scaricarla ed era già cancellata. Una volta che avrete fatto più passi in avanti che indietro, vi passerà completamente la voglia. Certo, tentennerete, farete sicuramente qualche cazzata. Non è un cerotto che tiri via quando la ferita è passata. Quindi mettetevi l’anima in pace che resterà con voi. Vivere avrà tutto un altro sapore però, ve lo garantisco.
Non demordete, io ci ho messo cinque anni e ancora oggi sto perfezionando alcune cose, continuo a fare psicoterapia una volta a settimana.
Una cosa ve la posso dire come certezza da portare dentro di voi. Sarete dotati di una magica empatia e sensibilità che pochi hanno. Ed è una fortunata ricchezza.
Non vi preoccupate se non sapete cosa fare della vostra vita; mettetevi nella condizione di fare un passo alla volta. Non fasciatevi la testa e cercate di non sentirvi in colpa. Insomma, quello che ricominciano a studiare a 40 anni?? O quelli che stravolgono la loro stabilità per un cambio vita? Vi è concesso. Punto.
L’importante è che accettiate che crescere comporta una serie di responsabilità poco piacevoli, vedrete che prima o poi le soddisfazioni arriveranno.
In molti mi dicono di non avere più passioni. Lo so, l’ho provato e lo provo ancora quel senso di vuoto. Non riempitelo per forza, la noia a volte aiuta. Avete tempo per capire cosa vi piace fare. Cercate solo un posto dove la mente si svuoti. Andate avanti per tentativi.
Le mie passioni sono sbucate fuori a casaccio. La scrittura e da poco mi sono resa conto come sia per me una valvola di sfogo non indifferente aver intrapreso un corso con la compagna fedele Matisse.
Quindi tentate.
Il restare immobili non vi aiuterà. Non fermerà nulla delle cose che non vi stanno bene e non digerite. Perciò fatevi una bella tazza di tisana al finocchio o mangiate Citrosodina come fa mia madre, è digerite l’amaro boccone. Il pasto successivo andrà sicuramente meglio.

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Ferite perfette.

Dopo un po’ impari la sottile differenza
tra tenere una mano e incatenare un’anima.
E impari che l’amore non è appoggiarsi a qualcuno
e la compagnia non è sicurezza.
E inizi a imparare che i baci non sono contratti
e i doni non sono promesse.
E incominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta
e con gli occhi aperti con la grazia di un adulto
non con il dolore di un bimbo.
Ed impari a costruire tutte le strade oggi
perché il terreno di domani è troppo incerto per fare piani.
Dopo un po’ impari che il sole scotta,
se ne prendi troppo.
Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima,
invece di aspettare che qualcuno ti porti fiori.
E impari che puoi davvero sopportare,
che sei davvero forte, e che vali davvero.”Sono giunta ad un punto del mio percorso nel quale sento vivo ardere il dolore.
Ero fermamente convinta di aver già attraversato la parte peggiore e più tortuosa, gli altri mi aiutavano nell’opera di convincimento “dai, che il peggio è passato”.
In realtà è arrivato proprio ora; ma ne sono felice di viverci dentro.
Sono arrivata a questo punto con una valigia fatta di sentimenti contrari alla vita; ho provato la sensazione che cresceva silenziosamente dentro me del ‘io voglio fare a meno di questo vivere’. Sì, ho pensato diverse volte di togliermi la vita. Il problema è che la amo troppo per farlo.
Molte persone mi hanno detto “Giulia, ti ammiro e ho fiducia in te. Mi dai forza con le tue parole, ma so che il peggio non lo racconti”.
E’ vero, il peggio l’ho tenuto sempre per me. E’ strano come persone che non mi conoscano minimamente, se non da quello che leggono, riescano a capire molto di più di coloro che mi stanno intorno.
E’ per questo che il filo rosso è invisibile.Sono qui, con la volontà di non guardare più alle mie spalle.
Sono immagini poco colorate. Ci sono tanti errori fatti dal senso di inadeguatezza. Ci sono tante via di fuga prese per non sentirmi degna di questa vita.
Ci sono fallimenti. Ci sono cadute disastrose.
Ho passato 25 anni ad iniziare cose e non portarle a termine per il gusto, si fa’ per dire, di incrementare la mia lista di motivazioni al mio pensiero assillante di non essere in grado. Di non valere.
E’ stato più semplice agire così. Meno rischioso.

Ora è arrivato il peggio.
Sento esplodere dentro di me la voglia di lasciare stare la paura di non rischiare.
La paura di non essere accettata e restare sola.
Sola, mi aiuterò. Sola, mi conoscerò. Sola, crescerò. Sola, mi amerò. E sarò pronta a dare altrettanto a chi mi circonda.
Mi sono legata a persone in maniera possessiva. Ho provato sentimenti di gelosia e di “quello è mio”. Sono finita per incatenarmi io stessa, mentre cercavo di incatenare gli altri.
Ho avuto la paura di veder sbiadire quel “Carlo c’è, nonostante tutto”.
Ho avuto paura di perdere amicizie sincere, difficili da ricostruire.
Ho avuto paura che mia madre e le mie sorelle covassero dentro di loro un senso di delusione.

La mia Dottoressa, un angelo, quando mi ha vista dopo tre mesi di mia assenza ai colloqui, mi ha detto “Mi sento un po’ impotente. Ma forse questo è il momento giusto che doveva arrivare per crescere”.
“Sei fatta per amare ed accudire, questa è la tua natura. Non per questo non devi imparare a farlo con te stessa”.

Sono giorni di lacrime continue, di pugni allo stomaco, di notti insonni, di conti in tasca.
Quello che però sto imparando a fare è procedere a piccoli passi anche non sapendo di che materia sia il terreno successivo.
Sto ridimensionando la mia spiccata voglia di fantasticare riproporzionando quello che voglio fare con le possibilità attuali e non immaginarie o sentite dire da qualcuno che per rassicurarti ti dice che tutto è possibile.
Il fatto è che non è vero che non sia possibile, ma prima bisogna comprendere di cosa sia formato questo tutto.
“Giuro che io salverò la delicatezza mia
La delicatezza del poco e del niente”.

Accordando.

Credo ci sia una sorta di egoismo insidiato nelle persone difficile da estirpare. Quando credi di aver rimosso tutte le erbacce, ricrescono rapidamente.
Credo che solo chi tocchi veramente il fondo arrivi ad avere un terreno quasi sgombro da esse.

La cosa più difficile in assoluto da fare è lasciare andare…

Quando ami qualcuno nel profondo vorresti trattenerlo a te. Vorresti che rispettasse le aspettative. Vorresti che ascoltasse e mettesse in atto le tue parole. Vorresti il meglio per lei, che poi sotto sotto è il meglio secondo te. Vorresti che non si allontanasse mai.

È egoismo. Uno dei sentimenti più terribili e difficili da combattere.

Lo è per un genitore verso i propri figli.

Lo è per il tuo più caro amico che si distacca completamente dal tuo percorso.

Lo è in una relazione di coppia.

Arrivare a provare un sentimento contradditorio mentre vivi un distacco come una perdita è complicato da trascrivere.

Verrebbe immediatamente l’idea di mettersi in primo piano con il proprio dolore, le proprie mancanze, i propri desideri sfumati come castelli di sabbia vicino la riva, le proprie abitudini sconvolte… per il tempo durante il quale tu ci vivi dentro a tutto questo minestrone di sensazioni.

Poi senti che il cuore ti sussurra con voce flebile :”Cerca di essere felice per lei”.

E ti ritrovi con il cuore spaccato a metà tra la tua sofferenza e la tua speranza che quella persona riesca a trovare quello che tanto sta cercando. Anche se questo comporta trovarsi di fronte ad un bivio e prendere due direzioni opposte.

E che dire a questo cuore che cerca di trovare un compromesso con la mente?

Vivi entrambi i sentimenti nella pienezza. Sono ambedue importanti… ma cerca di far diventare quel sussurro in un suono definito: arriverà anche a quella persona, lontana o vicina essa sia.

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